E' da molto tempo ormai che non scrivo un post, non so spiegarmi il motivo ma tutto si dilegua e si affievolisce in questa fase della mia vita, del resto il mio nome non è stato scelto a caso: non ho una costanza particolarmente sviluppata nel seguire o fare le cose, sicché pian piano gli argomenti di cui parlare mi sono sembrati sempre più banali, rendendo tutto molto più stantio.
Vero è che ho comunque deciso di rendere il blog meno personale in favore di argomenti più mirati: ovvero arte e cultura, ma benché in questo periodo abbia letto molto, visitato mostre e assistito a performance ed happening di tutto rispetto... problemi e mancanza di autodisciplina mi hanno ostacolato nel condividere i miei interessi in questo spazio.
Dopo questa doverosa premessa arrivo a parlare dell'argomento accennato nel titolo del post, ovvero ho deciso di iscrivermi a G+, abbandonando ogni snobbismo radical chic, di cui sono vittima, ho pensato che, sarebbe stato carino restare in contatto attraverso un mezzo più veloce e informale per condividere con alcuni di voi pensieri opinioni, foto desideri in maniera più facile e veloce. Devo confessare che la prima volta che sentii parlare di questo nuovo social non gli avrei dato due soldi ma a quanto pare si sta rivelando molto più esteso di quanto immaginassi, staremo a vedere!
Il problema è che non ci sto capendo nulla ho speso tutta la mattinata per comprendere un pò come funziona, ma a parte le analogie con FB, molti lati mi restano oscuri come la radice quadrata di 1,274,744.
Se ho ben capito, la questione delle cerchie dovrebbe ricalcare il meno democratico sistema di fallower e fallowing di Twitter?
Resta da risolvere la comprensione del meccanismo della tutela della privacy..credo di risolvere l'arcano nel pomeriggio... ad ogni modo se entro tre giorni non sono soddisfatto autodistruggerò tutto! come i messaggi cartacei dell' Ispettore Gadget!
*alcuni di voi sono stati aggiunti già alle mie cerchie...ci becchiamo dopo!
lunedì 11 febbraio 2013
venerdì 28 dicembre 2012
D.V. Quando si dice più grande della vita stessa
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| Ritratto di Diana Vreeland coprirght 2012 Nato_Stanco |
Ma non voglio esimermi da farne anche io uno da condividere con voi, e raccontarvi che figata sia stata conoscere questo singolare eccentrico favolistico personaggio!
Una vita nata sotto una buona stella certo, ma una donna come lei la fortuna se l'è saputa modellare addosso, come uno dei tanti abiti da lei splendidamente indossati.
Se è vero che un vestito ti cambia la vita, l'aver indossato proprio quello giusto le valse l'inizio della sua carriera nel campo dell'editoria di moda!
Il mio primo contatto con lei avvenne anni addietro: mentre guardavo il film "A Wong Foo grazie di tutto Julie Newmar" in una scena una delle protagoniste/i mostra a favore di camera, questo famigerato libro, consigliandolo caldamente ad un ragazzo di cui aveva intuito le....chiamiamole cosi, promettenti qualità.
Il ragazzo chiede: -dovrei leggerlo?
la Drag Queen risponde : -oh! dovresti impararlo a memoria!
Mai frase fu più veritiera! dopo molto tempo ecco che prima navigando sul web, poi leggendo vari blog ed infine imbattutomi, finalmente, in libreria mi ritrovo al cospetto di:
D.V biografia di Diana Vreeland.
Ci tengo a precisare che, non voglio far passare il libro come un semplice volume edito per appassionati di moda, o sbrigativamente sotto la definizione di libro queer, da finocchi insomma... no! è invece, un trattato di vita, un divertente racconto, una lezione di storia contemporanea, un libro di costume, una fiaba, che appassionerebbe chiunque abbia uno spirito un pò curioso.
Cosa c'è di più fiabesco di una donna che partita dall'essere una negoziante di biancheria femminile si ritrova a capo di una delle riviste di moda più famose e autorevoli del mondo quale direttore di Vogue America?
A conclusione della sua collaborazione con Vogue, quando la sua carriera sembrava prendere una definitiva battuta d'arresto ecco che le viene chiesto di collaborare con il "Costume Istitute of Metropolitan Museum of Art" curando mostre memorabili. Gli americani hanno un detto: Larger than life, ovvero più grande della vita stessa, spropositato, esagerato e lei ha pienamente rappresentato questa condizione.
Cosa c'è di più fiabesco di una donna che partita dall'essere una negoziante di biancheria femminile si ritrova a capo di una delle riviste di moda più famose e autorevoli del mondo quale direttore di Vogue America?
A conclusione della sua collaborazione con Vogue, quando la sua carriera sembrava prendere una definitiva battuta d'arresto ecco che le viene chiesto di collaborare con il "Costume Istitute of Metropolitan Museum of Art" curando mostre memorabili. Gli americani hanno un detto: Larger than life, ovvero più grande della vita stessa, spropositato, esagerato e lei ha pienamente rappresentato questa condizione.
Qui di seguito lascerò alcune delle frasi che più mi hanno colpito da condividere con voi;
tanto per farvi capire di che pasta era fatta questa donna....
Per avere successo, la prima cosa da fare è nascere a Parigi, tutto il resto poi segue naturalmente...
Dio è stato giusto con i giapponesi. Non ha dato loro petrolio, carbone, diamanti, oro, o risorse naturali... niente! Non c'è niente di originario dell'isola su cui possa erigersi una civiltà. Quello che Dio ha dato ai giapponesi è stato il senso dello stile preservato nei secoli attraverso un duro lavoro e le discipline dell' ambizione.
(Parlando a proposito del teatro Kabuki)
E' la parte di una donna che sta recitando capite?e' risaputo che tutti gli attori sono uomini, ma la delicatezza di questo ragazzo... tutto stava in quelle palpebre, molto più delicate del primo fiore primaverile. Ve lo assicuro, se avessi una figlia femmina la manderei da lui a imparare come diventare una donna.
La moda deve essere la LIBERAZIONE più inebriante dalla banalità del mondo.
Un vestito nuovo non ti porta da nessuna parte , ciò ce conta è la vita che conduci, il genere di vita hai vissuto prima e quello che farai dopo con quel vestito addosso.
Ma l'essere nata a Parigi, l'aver vissuto già da piccola in ambienti culturalmente interessanti e aver sposato un uomo ricco, non bastano per fare di lei ciò che è stata, serve una tempra d'acciaio, forza di volontà, ironia e determinazione, come lei stessa dice alla fine della sua storia, (o racconto ?):
"Sono sicura di aver scelto di nascere a Parigi, sono sicura di aver scelto i miei genitori, sono sicura di aver scelto di essere chiamata Diana e sono sicura di aver scelto di avere una governante che si chiama pink!"
Insomma avete capito? chiaro no??? Dovremmo tutti imparare ad essere un pò più sicuri anche delle scelte che ci sono state imposte, rendendole nostre o fingendo che lo siano....
Se non sono stato bravo a tal punto da farvi incuriosire abbastanza, consiglio la lettura di questo che è sicuramente l'articolo che meglio descrive il personaggio, per altro scaturito dal geniale e brillante penna del bravissimo autore di uno dei blog più divertenti e colti che io conosca....
E' la parte di una donna che sta recitando capite?e' risaputo che tutti gli attori sono uomini, ma la delicatezza di questo ragazzo... tutto stava in quelle palpebre, molto più delicate del primo fiore primaverile. Ve lo assicuro, se avessi una figlia femmina la manderei da lui a imparare come diventare una donna.
La moda deve essere la LIBERAZIONE più inebriante dalla banalità del mondo.
Un vestito nuovo non ti porta da nessuna parte , ciò ce conta è la vita che conduci, il genere di vita hai vissuto prima e quello che farai dopo con quel vestito addosso.
Ma l'essere nata a Parigi, l'aver vissuto già da piccola in ambienti culturalmente interessanti e aver sposato un uomo ricco, non bastano per fare di lei ciò che è stata, serve una tempra d'acciaio, forza di volontà, ironia e determinazione, come lei stessa dice alla fine della sua storia, (o racconto ?):
"Sono sicura di aver scelto di nascere a Parigi, sono sicura di aver scelto i miei genitori, sono sicura di aver scelto di essere chiamata Diana e sono sicura di aver scelto di avere una governante che si chiama pink!"
Insomma avete capito? chiaro no??? Dovremmo tutti imparare ad essere un pò più sicuri anche delle scelte che ci sono state imposte, rendendole nostre o fingendo che lo siano....
Se non sono stato bravo a tal punto da farvi incuriosire abbastanza, consiglio la lettura di questo che è sicuramente l'articolo che meglio descrive il personaggio, per altro scaturito dal geniale e brillante penna del bravissimo autore di uno dei blog più divertenti e colti che io conosca....
lunedì 17 dicembre 2012
It's all so quiet?
Ci sono film che raccontano belle storie, ci sono film che fanno commuovere, divertire, o nei peggiori dei casi, annoiare.
Poi ci nono film in cui quello che ti prende è l'estatica estetica delle scene, della fotografia, dei costumi, non ultimi.
E' il caso del film "THE ARTIST"
Il mio gusto personale in fatto di storia del costume mi trova profondamente devoto a quel periodo che va dagli anni '10 sino agli anni '30, con un breve interesse per i '40, del secolo scorso.
Intorno agli anni Venti bustini e laccetti che costringevano il corpo in forme artefatte, cedono il posto ad un nuovo stile: tagli lineari, più essenziali e morbidi, le curve del corpo femminile sono nuovamente liberate dopo secoli. Questi abiti non solo sono più comodi da indossare, sono anche, una sociologica, prima, tiepida liberazione delle donne dai legami e prigioni, imposte dalla società e da tutte quelle figure maschili imperanti: proprio marito, padre e così via.
Abiti che sono è una vera gioia per gli occhi, anche i capelli tagliati corti alla maniera di intriganti carrè, ci restituiscono una figura femminile più disinibita e sfrontata, tentatrice. Le lunghezze delle gonne poi, si arrampicano sempre più in salita, accorciandosi... Nel film ero ipnotizzato dalla leggerezza degli abiti della protagonista, e dalle sue gambe, finalmente scoperte. Ho pensato alle donne giovani del tempo, che gran fortuna finalmente sfidare secoli di oscurantismo e segretezza.
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| assolutamente charmant il protagonista Jean du Jardin |
Poi ovviamente ti ritrovi ad ammirare il lusso di copricapi tanto discreti delle dimensioni quanto sfacciati nelle forme e decorazioni giustapposte. Stole di visone, borsette e decorazioni di lustrini. Tutti gli abiti indossati dalla protagonista suggerivano un lusso, discreto, moderno, giovane.
Se di Merilyn si disse che -le mancasse solo un neo per essere perfetta-, la protagonista, una giovane ragazza in carriera, ce l'ha, e per di più assolutamente finto, quindi consapevole, e saprà sfruttarlo a dovere.
Se qualcuno si stesse chiedendo il perché, io non abbia fatto accenno assolutamente alla trama del film, ciò non significa che non mi sia piaciuto, ma semplicemente non volevo fare un post su questo argomento....e poi diciamocelo, non è che abbia questa grande cultura cinefila per permettermi di farlo!
Non parlerò dunque della bellezza di un film che racconta del cinema prima dell'avvento del sonoro, la rilassante visone in bianco e nero, le scene immerse in una nebbia surreale, le battute, pochissime e minimali; è allo spettatore che è richiesta una maggiore attenzione, non parlerò delle tante scene in cui vediamo solo muovere le labbra e facendo carico a noi stessi, ricavarne un nostro ipotetico e personalissimo dialogo.
sabato 3 novembre 2012
Vermeer a Roma, un esempio di pubblicità ingannevole...
VERMEER
GUARDA! C'è Vermeer a Roma...!
Peccato sprecarsi nel sottotitolo "il secolo d'oro dell'arte olandese" senza citare neppure in questa occasione la possibilità, reale, di ritrovarsi in una collettiva di artisti più o meno contemporanei a Vermeer che a conti fatti ne fanno la mostra, e non in una personale.
Il fatto di ritrovarsi inebetiti davanti a tutta una teoria di sale, con pannelli molto cool nei colori che andavano dall'indaco all'azzurro al verdino anni 60, dal viola sfacciato all'indefinito e mai ben chiaro color tortora, convinti di trovarsi dinanzi tutte opere del maestro e solo dopo alcuni secondi alzando lo sguardo sui variopinti pannelli più simili a palette cromatiche che ritrovi nelle mazzette delle tinte del ferramenta...leggi i vari nomi di artisti impressi a stancil e capisci di botto che ti tocca rintracciarle come funghi qua e la le famose tele del pittore....
un pochino questa cosa ti fa incazzare..... e ti senti preso in giro, ma caspita io l'avrei vista ugualmente questa cavolo di mostra, tanto più per visitare il palazzo de Le Scuderie del Quirinale, dall'interno....e invece loro vogliono prenderci tutti per i fondelli non accennando in minima parte che si trattava di una collettiva!
La Mostra
Jhoanneas Vermeer, Olandese, assieme ai suoi conterranei sono comunemente definiti Pittori Fiamminghi, ovvero residenti in quella zona geografica detta appunto le Fiandre.
Il termine fiammingo però non sta a connotare solo una provenienza geografica ma sta a designare un genere pittorico fatto di una cura maniacale , minuziosa dei particolari, oltre alla presenza di piante e fiori restituiti in maniera dettagliatissima, come se ci trovassimo a sfogliare un catalogo scientifico di botanica.
Questi pittori influenzarono addirittura l grandi nomi del rinascimento italiano e ne avrete un esempio osservando minuziosamente il prato e la vegetazione tutta, che fa da sfondo al celeberrimo capolavoro di Botticelli , La Primavera.
oppure la meno nota opera di Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, dove la dovizia di particolari non è affidata ai fiori e alle piante ma ai suppellettili e oggetti doverosamente riportati su tela, che compongono l'affollatissimo studio del santo.
Le tele della mostra non raccontano né eroi, né divinità classiche,né santi, tranne una solo eccezione, nella fattispecie un opera di Vermeer, Santa Prassede.
L'esposizione ci racconta di gente del tempo, innamorati che leggono sognati la loro corrispondenza, salotti buoni dove fanciulle luterane suonano il virginale, signorotti, in abiti più o meno eleganti ai loro scrittoi ricoperti di tappeti e stoffe broccate. Bambini che giocano con i cani, galline... porte aperte che danno sul giardini affollati di fiori. Secondo la nomenclatura dell'arte del tempo queste tele rientrano in quella che veniva definita pittura di genere, ovvero soggetti, che esulavano dai fatti storici, mitologici o religiosi, ma che rappresentavano nature morte e scene di vita quotidiane, infatti, per sottolineare la loro subalternità alla grande pittura, queste tele di genere, dovevano essere di piccole dimensioni. L'opera che vedete sul manifesto, è non più grande di un francobollo, davvero piccolissima...e mi sembra quasi che Vermeer abbia preso un pò troppo alla lettera il diktat delle piccole dimensioni!
ma non temete ce ne sono di più grandi...
Queste tele hanno anche non pochi errori prospettici: gli olandesi si spostavano poco, entravano poco in contatto con altre culture, e non interessava loro granchè studiare il piano prospettico del quadro, ma sono grandi maestri nella minuzia dei particolari, nel restituire in maniera impressionate e magistrale, la texure dei tessuti, le tende, gli arazzi, gli abiti delle dame appaiono palpabili al tatto, in maniera stupefacente.
Le stesse committenze sono meno pregiate blasonate, ad esempio dei vari Papi e cardinali romani, non sono principi o nobili a fare da committenti, ma membri della borghesia o mercanti, artigiani, negozianti, che raggiunta un'adeguata agiatezza economica commissionavano ai pittori le tele e i soggetti desiderati.
Sono tele da salotto che guardano in altri salotti, occhi che spiano nella vita degli altri, fotogrammi che bloccano attimi delle loro vite, o di ipotetici beniamini delle classi più ambienti, per altro noiosette, insomma molta molta noia.... mi è sembrato di trovarmi difronte al Grande Fratello... (che tra l'altro non era nato proprio in Olanda?)
la curiosità: constatare che c'era una tela prestata dalla collezione di Sua Maestà la Regina Elisabetta II
momento paradossale, mancava (ovviamente) La ragazza Con l'orecchino di Pela unica opera famosa ai più dell'artista Vermeer, ma in compenso, c'era una tela con lo stesso titolo, di un altro autore, di dubbia qualità...quindi non se la filava nessuno!
Insomma quando pensi che nello stesso periodo in italia c'era Caravaggio...
titoli come
"Giovane Donna con un piatto di limoni"
oppure
"Donna che dà da mangiare ad un pappagallo"
ti fanno un pò sorridere...
....e poi prendi la via delle scale con le vetrate (progetto Gae Aulenti) e ti soffermi a vedere le sterminate ricchezze archeologiche, rinascimentali, barocche di Roma e dici, -cazzo per una volta siamo meglio di questi Olandesi-.
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